Friday, 25 April 2014

Il disegno


Il disegno: gesto intimo del creatore
Di Eduardo Rodà
Proscenio170@gmail.com
















© Gianguido Fucito



Nel dicembre 1999, partecipai alla  mostra di gruppo   Le dessin: geste intime du créateur- ( il disegno: gesto intimo del creatore) alla Galerie Bernard di Montréal, l’allestimento e  la presentazione, furono dell' allora Direttore della galleria, Gianguido Fucito, che per l'occasione, ripropose un testo, già pubblicato nel 1990, sulle pagine della rivista d’arte:  Espace sculpture – Volume 6, numero 2, inverno, 26 marzo 1990  pag. 41-43

L’autore, nella riflessione all ‘epoca,  analizzava l'importanza del disegno (o lo schizzo) nella creazione di un’opera d’arte, mettendo soprattutto in evidenza la sua funzione e necessità nel processo di creazione. 
Dopo un quarto di secolo, rivenendo sulla questione, ho chiesto al Professor Fucito, cosa ne pensasse oggi. Quindi, ne sono scaturite alcune riflessioni in merito, che ripropongo qui di seguito.




Domanda :

Professor Fucito, per lei che è anche un artista multidisciplinare, in contatto con l’ambiente artistico locale e quello  internazionale, il disegno rimane sempre «il gesto intimo del creatore» legato all’arte classica, oppure  ha acquisito un’identità  più articolata e libera dai canoni abituali?



Premessa.

  Il disegno e l’arte del disegno sono essenzialmente la rappresentazione di un oggetto, di un’immagine e di forme per mezzo di linee. Il disegno non è solamente il primo gesto della fase fondamentale di tutte le arti e la sua applicazione è inoltre utilissima nelle arti industriali e meccaniche.


Bisognerebbe ricordarsi che l’arte del disegno é antichissima, se ne trova menzione nella Bibbia fin dai tempi di Giacobbe.  Perché il disegno é in qualche modo, parte della nostra natura, innato in noi come desiderio ed il bisogno di ritrarre le cose  che  ci ispirano e di cui vogliamo ricordarci.

Ad esempio Plinio attribui’  l’invenzione del disegno alla figlia di Debutade, vasaio del Sione, che contornò l’ombra del volto del suo amante che per effetto della luce ardente appariva sull’opposta parete. O ancora in Grecia per opera di Fidia e Prassitele scultori, di Apelle e Protogene, pittori  (IV secolo a.C.). Con loro  le arti del disegno raggiunsero una grande perfezione. Etruschi e Romani anche se imitarono i Greci si distinsero in tale arte senza pero’ arrivare alla perfezione.  Cimabue, Giotto e Masaccio fecero rivivere le arti del disegno, e Michelangelo assieme a Leonardo da Vinci misero in evidenza, con i loro famosi cartoni, l’espressione della vita nelle piu’ perfette rappresentazioni delle forme che ritroveremo poi nelle opere di Raffaello.

Sono l’abilità della mano e la sicurezza dell’occhio  l’unica guida e qualità indispensabili  al disegnare, quindi esiste anche una grammatica del disegno trovando colà  le regole indispensabili della prospettiva (rappresentazione dell’immagine di qualunque oggetto, visto da un dato punto su una superficie piana). Qui si dovrebbe parlare di una scienza della rappresentatività  attraverso la prospettiva, che induce lo studio della figura, la copia dal vero, l’ombreggiatura atta a definire l’apparenza del volume, il cosiddetto chiaroscuro che alimenta il senso del rilievo del disegno stesso.



Il disegno è soprattutto  il padre delle tre arti, principio fondamentale  e  generatore dei grandi capolavori di pittura, scultura, architettura, di disegno industriale.



Il disegno è il mezzo d’espressione comune a tutti i creativi, anche se non segue delle regole specifiche che ne dettino la tecnica, è soprattutto vettore di un pensiero, come la scrittura, parla il linguaggio degli occhi e dell’anima.

Il disegno è diffuso da sempre in tutte le culture ed è un linguaggio universale compreso da tutti i popoli di qualsiasi epoca. Leon Battista Alberti ne parlava come “opera d’ingegno”, Leonardo da Vinci come “discorso mentale”, e Cennino Cennini come “il fondamento dell’arte”. E questo, nel mondo digitale, non è ancora cambiato.

La scelta di privilegiare il disegno come importante momento creativo dei singoli artisti e architetti contemporanei ha voluto essere un esplicito richiamo al significato come momento cruciale di ogni disciplina figurativa, quando il confronto con la materia e con le idee è più libero, più diretto e di più marcata identità, proprio nell'essere il soggetto  specifico  di fare dell'arte. Al di qua di ogni usuale giudizio storico-critico, sta la forza didatticamente propositiva e provocatoriamente moderna del rilancio della grande tradizione dell'Accademia di San Luca che fu, ai suoi inizi, Accademia del Disegno.

Ma nell’arte della seconda metà del Ventesimo Secolo, il disegno si è trasformato, ed ha acquisito un’identità più articolata e complessa. Non più soltanto come strumento di ricerca visiva, o esercizio quotidiano legato alla mimesi del reale,   ha acquisito invece le caratteristiche di un linguaggio espressivo autonomo e svincolato dalle altre arti. È diventato luogo della visione, frammento poetico, territorio delle idee e laboratorio del pensiero, ed inoltre scrittura interiore e spazio progettuale. Esso é la visione per gli artisti che esplorano e privilegiano la dimensione senica dell’arte, dove il tratto diventa un vocabolario simbolico precedente all’opera. É anche un progetto per gli artisti che ritengono necessario fissare sulla carta l’evoluzione di un pensiero che conduce all’opera, frutto di un’attitudine processuale che trova nella propria espressione una tappa fondamentale della genesi dell’opera stessa. Il disegno quindi é inteso come visione, praticato da artisti che cercano il lato poetico ed espressivo dell’opera, oppure il disegno puo’ anche essere inteso come progetto dell’operato di artisti di matrice concettuale, punto di partenza imprescindibile per una poetica legata alla dimensione mentale dell’opera.

L’artista per mezzo del disegno traduce nel suo proprio codice (vocabolario visuale) i messaggi in un genere di segnali trasmessi dall’arte, fare uno schizzo, ad esempio, é voler far passare le proprie idee dello spirito sul foglio di carta. E fare delle macchie, é già creare delle figure e accidentalmente delle forme, ecc., un processo che stimula la creazione per mimesi (imitazione).

Il disegno attuale spesso cerca di superare la realtà stessa  della rappresentazione, vorrebbe divenire l’essenza, oppure l’anima o ancora il sentimento metafisico delle cose che l’hanno inspirato. Spesso diventa quasi caricaturale come se volesse allontanarsi dalla rappresentazione reale, evitando delle composizioni minuziose, puntigliose e ipersensibili tanto da traformare i soggetti, cioé nel senso di un andare oltre la forma, di tranformare oltre il limite delle apparenze ed oltre le sembianze della realtà.

L’artista contemporaneo cerca di andare al di là di ogni verosimiglianza, al di là anche di ogni consueta consistenza fisica fino ad evocare una dimensione che direi metafisica della visione, quasi a toccare il senso più vero del vero. Mi sembra che questo sia uno dei dati salienti dell’attuale situazione dell’arte contemporanea, dove si cerca soprattutto un rapporto solidamente autentico sulle circostanze emozionali, sensibili, poetiche di una conteplazione delle cose che ispirano delle immagini espressivamente significative per il tramite della traccia che guida  la mano e l’occhio nel realizzare l’opera stessa.

Il disegno contemporaneo non riflette quello che determinavano gli artisti classici, dominati dall’idea della sintesi, come poteva essere Maillol per esempio, i suoi disegni  esprimono il sentimento della forma, della bellezza di una linea, della perfezione geometrica di un volume, della simmetria di un torso e di tutte quelle sensuali architetture dove la sua immaginazione trovava il piacere di realizzarsi.

Finalmente nel disegno attuale, quello che spesso conta è la velocità del tratto, accelerazione, frenata, immobilizzazione : segno immobile leggero, segno immobile pesante, quasi una macchia. Troviamo lo spazio bianco, quello grigio e quello nero, lentezza e fulgidezza fino a scoprire  la soluzione dettata dallo spirito e dal segno artistico interpretativo dell’artista : Walasse Ting, Pierre Alechinsky, Henri Michaux et moltissimi altri (includendo anche me stesso) artisti che obbediscono naturalmente ad un ordine interiore ed a un condizionamento mentale dove puo’ imporsi anche  l’automatismo del momento.

Dunque la forza del disegno, indipendentemente  dal fatto che esso sia d’ordine classico, oppure totalmente libero da ogni «grammatica», rimane e rimarrà principalmente il sentiero principale della creatività artistica di ogni epoca.


(Gianguido Fucito 2014)


ARTISTA Multidisciplinare Gianguido Fucito

Sito dell'artista Gianguido Fucito


Sito Arteka- cabinet conseil di Gianguido Fucito




























Selezione di opere di © Gianguido Fucito



























© Gianguido Fucito per tutte le riproduzioni. (Diritti d'Autore)





























Sunday, 6 April 2014

Aste


Aste e gallerie d’arte - Collezionisti da subito
Di Eduardo Rodà





                                      Jacopo Tintoretto – Ritratto di Collezionista – 1560-65 ( wiki-commons)





Mai, come nei periodi di crisi economiche e finanziarie, i grossi capitali, cercano i beni di rifuggio per eccellenza, cioè le opere d’arte.
Nelle recenti aste canadesi, tenutesi a Montréal e Toronto, le vendite di opere d’artisti canadesi hanno raggiunto cifre esorbitanti battendo ogni record precedente.
Un quadro dell’artista quebbecchese, Jean Paul Lemieux, intitolato: Nineteen Ten Remembered, è stato venduto $ 2.34 milioni, questo nuovo record di vendita supera quello antecedente detenuto dall’altro artista del Québec, Jean-Paul Riopelle, venduto nel 2008, per solamente $ 1.889 milioni, quindi un’incoronamento per i Jean Paul.
Altri artisti presenti all’asta torontese, hanno battuto tutti dei record di vendita. Un acquerello di Emily Carr, venduto per $ 1.22 milioni, mai prima un’opera su carta aveva raggiunto queste cifre, un’opera di Tom Thompson del gruppo dei sette ed anche le opere di Suzor-Coté e Clarence Gagnon.




























Emily Carr – Autunno in Francia – 1911 (wiki commons )




Le opere vendute appartenevano a dei lotti, la cui somma totalizzava i 190, per un introito di $ 17. milioni di dollari canadesi. Tale avvenimento é da considerarsi il più lucrativo della storia delle vendite all’asta canadesi.

Tutte le opere d’arte appartenevano a delle collezioni private, quindi vendite di mercato secondario. Il mercato primario al quale accingono i nuovi e i vecchi collezionisti, inizia anche dalle vendite all’asta, mà è soprattutto nelle gallerie d’arte, che si và alla ricerca di giovani talenti e quindi di prezzi accessibili per i comuni mortali.



  





























                                                                                                                                                                                                       







 Tom Thomson  – Membro del Gruppo dei Sette – 1910/17 (wiki-commons)








 Suzor – Coté – Fine inverno – 1869-1937 ( wiki-commons)
































Suzor – Coté – Slittamenti di terreno in Hillside – 1909 ( wiki-commons)





Le gallerie d’arte di Montréal e generalmente quelle canadesi, offrono sempre delle opere di piccole è addirittura piccolissime dimensioni, per soddisfare una potenziale clientela, che si avvicina per la prima volta all’arte e naturalmente alle offerte non mancheranno le medie e le grandi dimensioni e talora le grandissime.
Le occasioni? tantissime! con soli $ 50.00 dollari, potreste iniziare una collezione d’arte, le gallerie molto spesso vendono anche ratealmente, con comode rate mensili e si troveranno anche delle gallerie che affittano opere d’arte di valore, con possibilità finale d’acquisto. Ultimamente ,  artisti molto noti , come Damien Hirst e Wim Wenders hanno venduto direttamente on-line opere web-art per solamente $12.00 dollari, con tanto di certificazione è certamente l’inizio di una nuova era.

Comprare investendo nell’arte e iniziando così una collezione d’arte, non è poi così difficile. All’investimento iniziale, si aggiunge la presenza di un oggetto unico, nel nostro vivere quotidiano e il valore che quest’opera accumelerà nel corso degli anni a venire, con la possibilità alla fine di rivenderla sul mercato secondario, oppure fare una donazione ai musei canadesi, deducendone dalle tasse l’ intero valore dell’opera, diventando così cittadino-mecene esemplare, quindi, prendere con una fava, due piccioni.

A conti fatti, l’arte rimane l’unico investimento valido, per molti, anche prima della casa, per paura di bolle economiche .
Quindi, tante sono le  lezione da trarre da queste vendite all’asta, molti sono gli artisti pronti a essere scoperti  e valorizzati da voi, quindi, auguro buone scoperte e non disdegnate di fare e di farvi un regalo d’arte e di classe, annotandolo nell’agenda come buon proposito da seguire per l’anno a venire.

Concludendo, spontaneamente, mi pongo la seguente questione, cercandone di dare una possible risposta: cosa avrebbero detto e fatto quei Medici di Firenze, che furono all’epoca grandi promotori d’arti, di cultura e di finanza?
Con ogni probabilità, avrebbero detto e fatto le stesse cose che fecero all’epoca, pur di dare ancora oggi a Firenze, il titolo di noblesse che merita, di città di tutte le arti.


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