Wednesday, 27 April 2016

vision in motion





Eduardo Rodà
ANNO IV  No. 56



Vision in motion
21 immagini in un secondo





















































© VISION IN MOTION – dettaglio fotografico in planche contact b/w della serie -  tempera su carta – cm. 21x28  ciascuno,  insieme ( cm.21x 588 ) -  Eduardo Rodà – Archivi Rodà







Andy Warhol con le sue lunghissime riprese in sequenza dell’Empire State Bulding ritorna in mente ed a Moholy Nagy un mio omaggio.

Fissare il tempo in un fermo immagine, tanti fermi immagini per una sequenza, lunga o corta che sia.

Concettualizzare fa parte del processo creativo dell’artista, inversamente proporzionale ad un’arte che si presenta intelligente, la “cosa mentale” si avvicina di piu.

Nel percorso d’indagine in situ , si prende nota degli intervalli di tempo, suddividendoli in segmenti per arrivare almeno ad avere le classiche 24 immagini al secondo di un tempo oramai evoluto verso tecnologie contemporanee piu sofisticate.

“Proiezioni su schermo di immagini dall’esterno verso l’interno in un continuum senza intervallo per un lasso di tempo indeterminato”.

L’impresa non è facile, gli strumenti a disposizione dell’artista tanti, la macchina fotografica è scartata a priori, poichè l’intento qui non è quello di fare un film, ma d’indagare e fissare il tempo che scorre, quindi rimangono:  un note book, una matita una gomma, una riga per prendere le misure del tempo ed il fermo immagine ai quindici minuti. cronometrici.

Inizia così lo storico in una mattina di primavera alle prime luci dell’alba. la luce cresce in intensità con le sue proiezioni nitide, instancabilmente le misure ed i numeri crescono, le linee del contorno si precisano, gli spazi si affermano, l’immagine si sviluppa come al teatro delle ombre.
L’artista capta i movimenti la sequenza appare nei suoi primordi, anche se non ancora sviluppata nell’opera che sarà poi quella finale di 21 immagini al secondo che siglano una traiettoria di cinque ore d’attesa.

L’essenza del processo e di risolvere problematiche inerenti alla pittura con i mezzi pittorici di base, un' arte povera per scelta e minima nella sua essenzialità, come i veleni, amava ripetere lo studioso dei colori Mario Brusantin nel suo saggio Storia dei colori.

 E.R.






























i 5  PIU LETTI  su:   
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   by Eduardo Rodà and Ana Rodà

* Guido Costantino – progetto architettura

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* Dagli scuri cacciati - proscenio








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                         © Delirium – acrilico su tela cm. 46x92.5x5.5 – 1999 – Eduardo Rodà
















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Friday, 1 April 2016

quattro secondi





Eduardo Rodà
ANNO IV  No. 55









Quattro  Secondi
            4 Secondes
 sculture in legno policrome


………..(Attraverso la tridimensionalità voluta, che la mia pittura diventa scultura ed oggetto, la materia diventa soggetto d’ispezione ed entrambi diventano materia dell’arte)……….




Breve storia per titoli,  di un ciclo di sculture







(1) 4 secondes,

 © 4 secondes– scultura in legno – cm. 80x80 ciascuno  (cm. 320x80 l’insieme)– 1998/2002 - Eduardo Rodà – Collezione Privata - Foto Archivi Rodà



È il ritmo che segna il tempo, i 4 sono la distanza di tempo affinche’ i quattro movimenti, fissano l’immagine che ne deriva sui pannelli, bassorilievi in legno grezzo.
L’inquadratura fissa al centro e’ attraversata in verticale da una linea che si sposta in senso orizzontale da destra verso sinistra, segnando ritmicamente i quattro movimenti del fermo immagine che servono per completare l’azione cinetica,.

Le sculture di questo periodo, sono strettamente legate alle stesse tematiche della serie di pitture Background, ne amplificano in qualche modo il campo di ricerca soffermandosi sui volumi in profondita’; il colore puntualizza le superficie in materia, le tessiture abbondanti arricchiscono i piani e gli esterni dei volumi per similitudine rimandano mentalmente ai grigi del metallo poroso e grigliato.

Qui gli ordini di grandezze percepibili, lasciano piena liberta’ al fruitore d’immaginare le proprie scale dimensionali. Il soggetto oltre ad essere oggetto di scena, diventa scena, palcoscenico da occupare, come nei personaggi modulari di Le Corbusier che arricchiscono i suoi disegni preparatori.

Delle quattro sculture che seguono in ordine, eccone i tratti i piu salienti:








(2)  Proscenium orange,
© Scultura in legno  e d acrilici- cm. 22x19.5x6.7 – 2000 – Eduardo Rodà – Collezione Privata – Foto Michel Dubreil

 L'interno arancione nella propria monocromia, uniformemente scandisce i tre piani in bassorilievo, creando una inquadratura volumetrica e chiaroscurale, un omaggio a tutti gli schermi, totem odierni, d’informazioni a getto continuo.










(3) Proscenium – uno -  blu       
© Scultura in legno ed  acrilici - cm. 39x44x9.6 – 1999 – Eduardo Rodà – Collezione Privata – Foto Michel Dubreil

Bassorilievo in profondità accentuata, come in Proscenium Orange, sono chiamati ad una percezione frontale, l’esterno in grigio metallo, testurato a griglia, simula il pixel, come in tutte le altre sculture, l’interno blu ultramare, zona in ombra, si imbellisce graziosamente.























(4) Backstage,   
© Scultura in legno ed acrilici - cm. 23x23x10 – 2001- Eduardo Rodà – Collezione Privata -  Foto Michel Dubreil

Si sviluppa aprendosi verso il dietro, in un doubleface tridimensionale i piani verticali in giallo e l’inquadratura arancione di un fondo nero, si trovano circoscritti  all’interno di un quadrato dipinto in albicocca, con il suo esterno in grigio.








(5) Mise en scène   
© Scultura in legno ed acrilici - cm. 22.5x46x10 – 2001 – Eduardo Rodà – Foto Michel Dubreil

Le proporzioni immaginate per questa scultura facilmente s’intuiscono dal titolo dell’opera, come in una scena dove la presenza umana e i suoi movimenti la definiscono.
Caratterizzata, da una scala cromatica di blu, di nero e albicocca, si sviluppa in orizzontale come contenitore di forme verticali, pannelli colorati che si muovono idealmente a destra ed a sinistra, al fruitore il libero arbitrio del pensiero creativo, una interazione auspicabile.


“La scultura ci rassicura che il virtuale ha i suoi limiti, il bisogno dell’individuo di vivere la tridimensione e di non rinunciare a toccare con le mani la materia. L’oggetto in quanto tale ha occupato a priori gli spazi mentali ed è in concreto l’epilogo del pensiero”.

E.R.









*



Bernard Lamarre
1931 – 2016

Ingegnere di professione, fondatore della società SNL Lavalin.
Passionato d’arte e collezionista, ispirò la collezione Lavalin, fatta in prevalenza d’artisti canadesi.
Negli anni ’90 la collezione venne acquisita dalla Provincia del Québec per poi essere ceduta al Museo d’Arte Contemporanea di Montréal il MAC.


Francesco Fortino 
1935 - 2013

Amico di gioventù, nella seconda metà degli anni ’70 frenquentammo assieme l’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino,
Originario di San Basile in Calabria si stabilì a Torino con la famiglia.

Artista Multidisciplinare Fortino fù un profondo conoscitore della tecnica di fusione a “cera persa” e per le opere grafiche lavorava come gli artisti di un tempo, maestri d’arte: disegno, incisione su lastra e stampaggio con il torchio che lui stesso aveva costruito.

Pittore e scultore, apprezzato per le sue opere interazionali, membro fondatore del gruppo OPERA 80: insieme a Ferruccio D’Angelo ed Eduardo Rodà, esposero nel 1980 come gruppo, alla galleria Centro Parete di Torino ed  inizia così per i tre una fruttuosa carriera artistica.
Appare su riviste, cataloghi e libri d’arte,  numerose le sue mostre personali, collettive e le recenti retrospettive

Morto nel 2013, solo in questi giorni ne ho avuto notizia, lo ricordo con profonda stima e rispetto,





Un invito alla lettura del catalogo della mostra retrospettiva postuma di Francesco Fortino




















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Friday, 11 March 2016

a circuito chiuso






Eduardo Rodà
ANNO IV   No. 54










  Vista d’insieme dell’installazione alla Galerie Action Art Actuel – 1996 - © Foto Archivi Rodà






“A Circuito chiuso”

    vent’anni dalla mostra alla galerie Action Art Actuel ·       


“Un circuito chiuso interno, in cui le immagini che scorrono sono perpetue, senza una fine ed un inizio preciso. L’incapacità di comunicare con l’esterno, dove nessun scambio è possibile,”



 Le premesse della mostra alla Galerie Action Art Actuel di St-Jean-sur Richelieu, dal sotto tema :  FACSIMILI -  (IMMAGINE-MODELLO)   pitture e disegni per ordinatore di Eduardo Rodà, mi suggeriscono di ritornare e riproporre lo storico dell’installazione.
Considerando gli sviluppi nel tempo e la possibilità odierna di un maggiore riscontro mediatico, ho deciso di riproporre per grandi linee.



“ …………..(Nel nostro tempo che preferisce l'immagine alla cosa, la copia    

all'originale, la rappresentazione alla realtà, l'apparenza all’essere)…………” 

 METRODORA 1976, Demetrio Stratos (AREA) Gruppo Rock Progressivo italiano





L'opera in quanto "originale" dopo riproduzione, viene man mano ha perdere "quell'aura" d'unicità. L'artista partecipa volontariamente ed involontariamente alla riproduzione del suo lavoro. La copia, le copie del suo uguale precedente assurgono.
  La duplicata circola di più in più. L'originale raramente si "espone". Nel mio lavoro volontariamente privileggio la copia del suo uguale,precedente riducendo la distanza fra l'originale e la copia, cosi`si cancella l'aura dell'unicità

 Quando iniziai ha fotografare i miei lavori, per un bisogno pratico fine a se stesso, da li in poi cominciò in mè ha maturare l'idea delle simulazioni: d'un tempo tecnologico,         cinematico un tempo fatto di segmenti sequenziali come delle rappressentazioni di film astratti.

 Dal 1985 in poi,queste idee di simulazioni delle tecniche di riproduzione d'immagine, per video e ordinatore fanno già parte delle mie preoccupazioni estetiche.    

 (Piu-tardi) le tele divengono per similarità degli schermi, da dove é possibile percepire delle immagini con punti di vista, inquadrature e campiture-coloristiche diverse, similari a delle immagini filmiche dove il nostro punto di vista si sposta con il movimento della camera.
 
La temantica ed il medium dell’installazione alla galerie Action Art Actuel, rimane ancora oggi d’attualità, l’incomunicabilità odierna vi trova riflesso, i pensieri liquidi che nutrono i media sociali, con a tratto la unidirezzionalità dei contenuti ad personam, poggiandosi sui dei falsi interattivi, segnano l’aria dei tempi.

Nel foyer attinente ai locali espositivi, in mostra i disegni tracciati d’unico tratto in nero e dello stesso spessore, per similitudine richiamano un disegno eseguito con l’ordinatore e stampante; all’interno una serie di disegni di piccole dimensioni della serie Project Data Image effettuati questa volta con l’ordinatore, sono disposti direttamente sul muro, richiamano il fruitore ad una scelta possibile del background.

 Fra le altre opere esposte, una è installata, come un monolito in sospensione in double face ed è l'opera "vice-versa"   referenza diretta al carattere appiattito degli schermi - tv.  Qui ho considerato di sdoppiare l'immagine e di raddoppiarla ancora imprigionando  questo oggetto d'uno spazio tutto nero.

Il passaggio dalla piccola superficie alla grande  e al lavoro sospeso é immediato e rapido, le dimensioni di grandezza sono variabili.

































                      Facsimile 2 – acrilico su tela cm. 51x51x4.5 ciascuno – 1996 - © Eduardo Rodà – foto Michel Filion














Vista d’insieme dell’installazione alla Galerie Action Art Actuel – 1996 - © Foto Archivi Rodà

















































                             Instantané – acrilico su tela cm. 122x122x6 – 1996 - © Eduardo Rodà – foto Michel Filion





Una serie di quattro tele delle stesse dimensioni, disposte sulla stessa parete ripropongono la stessa inquadratura, solo il colore al suo interno è cangiante.
Su un’altra parete, un grande dettaglio, porta il titolo di Background.
Per finire con il lavoro piu piccolo, Facsimile 2, un doppio, modello di se stesso, uno il riflesso dell’altro.

La lettura delle opere proposte e le più recenti s'effettua principalmente in maniera circolare piuttosto chè linearmente. Non essendo mio desiderio di privileggiare un inizio e una fine, ed il tema della mostra lo conferma, la lettura si caratterizzata da capovolgimenti successivi.

Quando parlo dei miei lavori due nomi rivengono spesso: il colore e le tessiture.
É con la materia che le similarità divengono più oggettive.

L'oggetto non é il fine in assoluto ma la materia dell'arte.

L'oggetto mostrato, installato, disegnato é il nuovo soggetto.

L'immagine appartiene alla categoria degli oggetti.   



E.R.




























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